CORSO DI NOMISMATICA

PREMESSA

Antonio Fazio, quando ricopriva il ruolo di Governatore della Banca d’Italia e soprattutto negli anni novanta, era la punta di diamante degli euroscettici – cioè di coloro che non volevano che l’Italia entrasse nell’euro.
Essendo un tecnico, dovette scegliere se rimanere nell’incarico (e assecondare i politici capeggiati da Prodi favorendo l’ingresso nell’euro) oppure dare le dimissioni dall’incarico (e condannare gli Italiani a precipitare velocemente verso la povertà).

Con la Germania che accumulava paurosi surplus di bilancio correggibili solo con interventi sul cambio, adottare l’euro significava impedire il funzionamento di tali correttivi perché ogni Paese aderente al sistema euro avrebbe mantenuto la propria moneta ancorata a tutte le altre valute attraverso un cambio fisso: di fronte agli squilibri produttivi, non potendo modificare i rapporti di cambio, sarebbe stato quindi necessario abbassare le retribuzioni. In Italia, fino al 2004, si ebbe una smisurata crescita del costo del lavoro per unità prodotta rispetto agli altri Paesi. Ciò, assieme al passaggio dalla lira (moneta emessa a debito ma con adeguate mitigazioni) all’euro (valuta straniera emessa a debito, ma senza alcun correttivo) evidenziò appieno l’insostenibilità della permanenza in questa Unione Europea.

Va ricordato che le politiche di Prodi, Ciampi e della parte politica che li appoggiava avevano portato allo smantellamento delle principali aziende pubbliche e, soprattutto, del sistema bancario, con la cessione agli stranieri del capitale delle aziende di credito che prima erano di proprietà italiana e, ancor prima, di proprietà pubblica.

Dal 2004 iniziarono a manifestarsi i problemi connessi all’adozione del vincolo di cambio e alle miopi norme europee, fino a quando (2011) la disciplina europea si palesò in tutta la sua gravità perché l’Italia fu costretta ad adottare una politica restrittiva, l’austerity, quando l’economia era già in fase di recessione.

Gli economisti, palesemente inadeguati, suggerivano soluzioni matematiche, ma l’economia non è e non potrà mai essere una scienza esatta. L’errore di fondo era quello di fare riferimento alla moneta nel corso del suo utilizzo anziché allo studio della moneta prima della sua emissione. Di conseguenza, non sono state mai analizzate le modalità di emissione dell’euro, a monte della recessione. Inoltre, esisteva un vincolo concreto: non sarebbe mai stata accettata una riduzione generalizzata del costo del lavoro.

L’economia studia la moneta definendola, non studiandola. E così, trascurando di studiarla, chi ne conosce le regole ne ha approfittato facendoci adottare la moneta peggiore, l’euro, emessa a debito, di proprietà straniera, senza correttivi, spacciandola per l’equivalente della lira – che, pur emessa a debito, aveva portato l’Italia al quarto posto nella classifica economica mondiale – in un contesto nel quale le banche italiane sono state tutte privatizzate e cedute agli stranieri.

Author: Paolo Tanga

Paolo Tanga, nato a Taranto nel 1947, laureato in Economia e Commercio all'Università degli Studi di Napoli, ha frequentato corsi di specializzazione post-lauream nei campi della ricerca operativa, dell'economia aziendale e in lingue straniere, in Italia e all'estero. Dopo esperienze di lavoro nel settore turistico, è stato impiegato direttivo nell'Inps e ha lavorato nell'Istituto di emissione Banca d'Italia. E' insignito delle onorificenze di Cavaliere al Merito della Repubblica e di Commendatorem cum Nomismate dell'E.O.S.S.H. Ha pubblicato: "Dalla crisi dell'Euro al rilancio dell'economia locale" (un'idea di come creare un sistema economico basato sulla moneta a credito) e "Per una nuova cultura d'impresa" (come subordinare il "mercato" alle necessità delle persone), editi dalla casa editrice edizioniSì rispettivamente nel 2016 e nel 2018 e oltre cinquanta articoli su "il sussidiario.it" in materia economica e di moneta.

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